Counseling

Cos’è il counseling

Il counseling professionale è un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione.

Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento.

A chi si rivolge

E’ un intervento che utilizza varie metodologie mutuate da diversi orientamenti teorici. Si rivolge al singolo, alle famiglie, a gruppi e istituzioni. Il counseling può essere erogato in vari ambiti, quali privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale.

Relazione di aiuto

Il counseling è una relazione di aiuto dove il counselor aiuta il cliente a prendere una decisione riguardo una scelta di carattere personale riguardo a problemi e disagi momentanei che lo riguardano direttamente.
Il cliente viene accompagnato dentro se stesso per auto-comprendersi, per esplorare comportamenti, emozioni, fino ad avere ben chiare le scelte e le possibilità che ha per attuare dei cambiamenti. Il cliente dovrebbe riuscire poi a discriminare, valutare ed agire meglio con libertà e responsabilità.
Nel colloquio l’attenzione è tutta verso il cliente, il counselor ha un atteggiamento di ascolto attivo, di apertura e disponibilità senza alcun pregiudizio, incoraggiando la spontaneità dell’altro senza giudicare, criticare o colpevolizzare e senza dare consigli. Il cliente è libero di presentare un problema che lo preoccupa e il counselor non da una direzione, segue la direzione che il cliente prende, con attenzione e grande interesse. Entra in empatia dando luce al significato che una data situazione ha per il cliente.

La relazione centrata sul cliente

Secondo Rogers, che ha introdotto il counseling nella relazione di aiuto, le seduto devono essere “centrate sul cliente” e ci sono dei requisiti indispensabili per saper condurre un colloquio.

  1. Accoglienza, cioè saper ricevere ed accogliere il cliente, cercando di farlo sentire a proprio agio, senza tempestarlo di domande aderendo al ritmo del cliente.
  2. Concentrarsi su ciò che è il sentire e il vissuto del cliente.
  3.  Focalizzarsi sul cliente e non sul problema, su come lo vive il cliente.
  4. Rispettare il cliente, manifestando il proprio interesse, la propria considerazione dandogli la giusta attenzione.
  5. Facilitare la comunicazione senza fare rivelazioni e interpretazioni affrettate.

La terapia centrata sul cliente si basa sul rispetto profondo e sulla dignità di ogni singolo individuo. Il counselor ascolta in maniera attiva e l’atteggiamento non è direttivo ma è empatico, ciò vuol dire:

  • adottare lo schema di riferimento del cliente, di percepire il mondo come lui lo vede e lo sente,
  • percepire il cliente stesso come lui si percepisce. 

Quando questi criteri sono rispettati il cliente si sente capito, accettato, acquista sicurezza si sente valorizzato, acquista la dignità che forse ha temporaneamente perso. La domanda fondamentale in questo tipo di terapia è “come il cliente vede una determinata situazione? come la vive?”

Scegliere il counseling

Indipendentemente dalla motivazione, le persone scelgono il counseling perché vogliono diventare soddisfatte. Sembra che gli esseri umani posseggano un nascosto senso delle loro potenzialità che li richiama verso il benessere, un bisogno primario di assumersi la responsabilità della propria vita e di sperimentarla appieno.
La scelta del counseling può essere determinata da situazioni ben precise e contingenti oppure confuse e nebulose. Si tratta in ogni caso di una situazione percepita come un ostacolo all’esserci, all’essere al mondo, all’essere agli altri uomini ed essere occupati attivamente e gioiosamente dai compiti che abbiamo nella vita.
I problemi non sono semplici eventi da eliminare, ma piuttosto indici di una nascosta spinta all’integrazione. Quando il counselor collabora con l’inevitabile, considerando il problema del cliente come un momento di crescita, ciò rivoluziona il contesto del counseling.
Non si tratta di procedere verso il ritorno alla condizione precedente la crisi, ma il cammino proposto è di riconoscere il momento di crescita per dare un senso evolutivo alla sofferenza dell’individuo.
In counselor accompagna il cliente a scoprire o ricontattare l’esperienza di quel centro immutabile, il Sé, da cui gli eventi possono essere osservati con reale lucidità e giusto distacco.
Rinforzare adeguatamente l’io significa porlo nella condizione di prendere coscienza della mutata realtà e poi di affrontarla; ma ciò significa anche ridare all’io la sua autentica libertà, ridargli la sua espansione liberandolo dalle restrittive e limitanti identificazioni.

Fondamentale dunque per il counseling è lo sguardo al futuro regno delle potenzialità, risorse nascoste e qualità latenti.

La relazione con il counselor

Uno dei primi compiti del counselor nelle sedute iniziali è quello di stabilire una relazione individuale in cui il cliente si senta accolto, riconosciuto e non giudicato. Deve guadagnarsi la fiducia, che dipenderà dalla qualità della sua presenza, dal rispetto e dal riconoscimento dell’unicità del cliente e dal concedergli la sua piena libertà di espressione; la relazione tra counselor e cliente è un incontro tra due “io”, ma ancora di più tra due “Sé”, dal quale entrambi escono trasformati e rinnovati.

Accettazione e trasformazione

Lo scopo del counseling è quello di affrontare una specifica situazione esistenziale di difficoltà e disagio, favorendo lo sviluppo armonico delle risorse interiori e delle potenzialità del cliente. Il fine che si prefigge  è far attuare al cliente un adeguato atteggiamento di fronte alla situazione. Questo può essere, a seconda dei casi, di trasformazione oppure di accettazione di un limite. In entrambi i casi la situazione di disagio è usata come un opportunità per favorire un processo di crescita e maturazione.
Spesso non possiamo cambiare le circostanze esterne, ma possiamo sempre cambiare la nostra risposta; questa dipenderà dal nostro atteggiamento nella situazione, dal valore che le attribuiamo, dalla scelta e dall’uso che ne facciamo.

Accogliere la sofferenza e la crisi in modo creativo richiede accettazione sincera per collaborare con l’inevitabile, benedire gli ostacoli e trasformarli in pietre miliari attraverso un atto di volontà dinamico. Appena smettiamo di fuggire alla sofferenza e la guardiamo in faccia, la trasformazione può avere inizio.
Il counselor può incoraggiare il cliente ad accettare l’incertezza e ad abbandonare l’atteggiamento di nascondere la propria crisi. Il cliente ha spesso bisogno di essere rassicurato e sostenuto in questo processo naturale di evoluzione. Lo scopo è stimolarlo a diventare ciò che è in potenza, avvicinandolo al suo potere creativo ed alla sua saggezza interiore.
Il counselor insegna al cliente a diventare guida di se stesso, condividendo con lui tutti gli strumenti e i concetti necessari.

Le sedute di counselig psicosintetico sono essenzialmente:

  • Incontro umano (comunicazione, dialogo, colloquio);
  • Cooperazione cosciente e volontaria tra il soggetto con problema o situazione conflittuale e il counselor;
  • Possibilità di cambiamento;
  • Partecipazione e disponibilità al cambiamento.

Contattami

tania-trutalli-frameIl counseling può essere definito in molti modi, ma essenzialmente è apertura del cuore. Quando questo accade lo scopo della vita intera ci appare come una grande sinfonia di armonia e di bellezza, composta e fatta risuonare da una costellazione di anime, non fuse o confuse, ma vicine, ciascuna con la sua storia individuale, in sintonia con l’anima universale.

Contattami per un incontro di counseling e per qualsiasi dubbio o chiarimento.

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