Il bambino prenatale

“La pace inizia dall’utero materno”.
Ghandi

La sensibilità del feto

Negli ultimi decenni, gli studi scientifici sulla vita prenatale si sono straordinariamente moltiplicati. Si sta configurando gradualmente il ritratto di un feto/bambino dalle caratteristiche inimmaginabili fino a pochi anni fa.

Ora non possiamo più ignorare che è un essere sensibile e intelligente, le cui caratteristiche psicofisiche sono inscritte solo in parte nel suo patrimonio genetico sin dal concepimento.

Per esempio, l’intelligenza del bambino è dovuta per circa un terzo a fattori genetici e per due terzi è data dagli stimoli e dalle esperienze ambientali.

Negli anni ’80, ’90 e soprattutto in quelli dal 2000 in poi, medici, psicologi, ostetriche, biofisici, sociologi, studiosi e ricercatori provenienti da tutto il mondo hanno presentato i risultati delle loro ricerche e delle loro esperienze ed è emerso chiaramente non solo che il feto è sensibile ed ha capacità di memorizzazione e di apprendimento ma, soprattutto, che le esperienze vissute nel grembo materno modellano, dopo la nascita, i comportamenti del bambino nei confronti di sé stesso, della relazione con la madre e con il padre, oltre che del suo atteggiamento verso la vita in generale.

Il feto/bambino è un essere umano a tutti gli effetti, in grado di provare sentimenti ed emozioni, udire, gustare, reagire coerentemente agli stimoli ed interagire con i genitori.

Gioisce e soffre. L’espressione di pianto è stata registrata già durante la 21esima settimana di gestazione.

Il bambino intrauterino è socievole, comunicativo ed è in grado di interagire affettivamente anche con il padre e con figure di riferimento particolarmente care alla sua mamma.

Inoltre i risultati degli studi e delle ricerche riferiscono che le emozioni e i pensieri della madre si comunicano al nascituro attraverso la relazione empatica ma anche via battito cardiaco e via ormonale sin dalle prime settimane di vita. Se ad esempio la frequenza cardiaca materna è stata accelerata da una forte emozione, anche il cuore del figlio comincerà a pulsare più velocemente rispetto a prima.

È bene ripetere un concetto importante: il bambino in utero è sensibile in particolare alle emozioni, al significato profondo di quanto facciamo e viviamo, e di ciò che gli trasmettiamo.

La vita genitoriale durante la gravidanza

Per questo, le scelte di vita che i genitori compiono durante la gestazione possono influire in modo decisivo sullo sviluppo sano ed equilibrato del loro bambino.

Ovviamente, non è possibile evitare qualunque situazione stressante o difficile, ma possiamo scegliere di evitare almeno quelle superflue, e cercare le condizioni migliori ogni volta che è possibile.

Ogni madre vuole il bene dei propri figli, e può scegliere da subito ciò che è bene per la crescita e la serenità del suo bambino prima ancora che nasca.

Il bambino in utero è predisposto alla relazione, in particolare con i genitori.

Durante la gestazione è già possibile, ed è auspicabile, parlargli, col pensiero o a voce, coccolarlo, giocare con lui, cantare per lui, scegliere per lui la musica più adatta e ascoltarla insieme, leggergli fiabe, storielle, filastrocche, raccontargli le esperienze esterne, farlo sentire amato, voluto e atteso, proteggerlo dalle inevitabili sensazioni ed emozioni negative.

Quest’ultimo punto è particolarmente importante: non si tratta di circondarsi con una campana di vetro, ma di comunicare col bambino, ogni volta che la madre si trova a vivere un’esperienza spiacevole, spiegandogli cosa succede e rassicurandolo. Che è quanto ogni genitore fa spontaneamente, di solito, dopo la nascita; è bene anticipare questo atteggiamento anche prima.

Se consideriamo che il bambino, immerso nelle sensazioni materne, dalle quali non ha la possibilità di difendersi, riceverà comunque ogni cosa che la madre vive, in bene o in male, e se prendiamo l’abitudine di considerare il feto un essere relazionale, non solo un essere in formazione, rassicurarlo e confortarlo, come pure condividere attivamente con lui le emozioni e le esperienze positive, diventano atteggiamenti scontati.

Certo il bambino non comprenderà le singole parole che gli rivolgiamo, ma sarà rassicurato e gratificato dal senso di ciò che diciamo, dal fatto che ci rivolgiamo a lui, dall’atteggiamento protettivo che dimostriamo nei suoi confronti.

L’altalena delle emozioni in gravidanza

L’ansia e lo stress della madre inducono nella gestante delle variazioni nel suo sistema endocrino e conseguentemente l’ormone dello stress, il cortisolo, invade il sistema del bambino rendendolo nervoso ed agitato, in pratica, facendo entrare anche lui in stato di stress.

Per contro un benefico e rivitalizzante flusso di endorfine è inviato al figlio ogni volta che essa lo pensa con amore ed è felice.

Il bambino prenatale non ama i contesti ambientali che gli propongono situazioni sgradevoli e rumori improvvisi. In risposta agli stimoli, e in base al loro gradimento, il feto/bambino sorride, ammicca con gli occhi, sbadiglia, oppure scalcia, fa le smorfie o decide di ignorare lo stimolo addormentandosi o girandosi di schiena.

Da tanti studi e dalle ricerche presentate durante il corso da Gabriella Ferrari, emerge che il bambino ha bisogno di essere desiderato, accettato ed amato sin dalle sue prime settimane di vita intrauterina non soltanto dalla madre ma da entrambi i genitori congiuntamente.

Quindi occorre che essi gli mandino positivi messaggi di accoglienza, gli parlino spesso e amorevolmente, specialmente a partire dal 4°-5° mese, che lo cullino e lo accarezzino, facendolo sentire parte della famiglia e non “in attesa di partecipare”.

Il potere della consapevolezza e della relazione nella gravidanza

Il Prenatal tutor ha come scopo principale quello di portare a conoscenza i genitori di tutto ciò che bisognerebbe sapere quando si decide di mettere al mondo un figlio.

Due genitori dovrebbero sapere che tutte le situazioni di cui sopra, in positivo o in negativo, influiranno sulla salute psicofisica del bambino e sulla costruzione del suo carattere e della sua personalità.

Ogni donna dovrebbe vivere la propria gravidanza con consapevolezza, considerandola come un evento straordinario che arricchisce profondamente la loro vita.

Omraam Mikhael Aivanhov nel suo libro “L’educazione inizia prima della nascita” scrive:

“La vera educazione del bambino inizia prima della sua nascita, e precisamente parte dall’educazione dei genitori, che devono prepararsi interiormente molto tempo prima per raggiungere la migliore comprensione dell’amore, al fine di attirare nella loro famiglia uno spirito eccezionale.
Essi dovrebbero sforzarsi di concepire il loro bambino nella luce e nella maggiore purezza possibile; una volta concepito, la madre, cosciente dei poteri che la natura ha affidato solo a lei, faccia il possibile per dare a questo spirito un corpo fisico e dei corpi psichici ottenuti con i migliori materiali.
Se nel mondo, migliaia di genitori decidessero di affrontare questo lavoro, nel giro di tre o quattro generazioni, l’umanità potrebbe essere veramente migliore.”

Da quanto detto possiamo solo immaginare quanto sia importante la diffusione dell’educazione prenatale per la nostra società, possiamo solo immaginare quanto sarebbe prezioso che l’educazione prenatale entrasse nelle scuole per produrre un grosso cambiamento umano e per rendere i nostri giovani più consapevoli.

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